Di recente, abbiamo pubblicato una chiamata aperta per progetti open source. Con l'obiettivo di liberarci dalla dittatura dei servizi di backlink e articoli sponsorizzati sotto mentite spoglie, abbiamo deciso di aprire il nostro blog a contenuti di realtà affini, che producano dati liberi per tutti. Oggi, come primo episodio, parliamo degli amici di G3W-SUITE, un progetto che trasforma un progetto QGIS in un servizio WebGIS senza riscrivere simboli, form e stampe.
Logo del progetto G3W-SUITE, fornito dai maintainer.
Che cosa fa
Appunto, trasforma progetti QGIS in servizi WebGIS. Lo fa con due pezzi principali, un server in Django che si chiama g3w-admin e un visualizzatore di mappa scritto in Vue, g3w-client, distribuito nel repository g3w-suite. Dietro c'è QGIS Server, che è il motore che disegna e interroga le mappe.
L'organizzazione è di Gis3W, società di Montecatini Terme, e il progetto è il suo prodotto principale da anni. I numeri pubblici sono questi. Trentacinque repository, 75 follower sull'organizzazione, 5 membri con visibilità pubblica, 19 contributori complessivi e 77 release, l'ultima la 3.11.1. Fra i contributori ci sono persone di QCooperative e di Kartoza, due nomi che chi frequenta il mondo QGIS conosce. Significa che il progetto non dipende da una sola azienda per andare avanti. Sul repository del server leggiamo 47 stelle e 38 fork, sul client 25 stelle.
Il progetto QGIS resta la fonte unica
Questa è la scelta di architettura che distingue G3W-SUITE da chi pubblica una mappa e poi la mantiene a parte. Il progetto QGIS resta la fonte unica: la simbologia, i form, i widget, gli intervalli di scala e le regole di etichettatura sono quelli che avete scritto in desktop, e sul web vengono usati così come sono. Chi ha provato a rifare a mano un tema cartografico in un visualizzatore JavaScript sa quanto tempo si perde e quanto si perde in fedeltà.
Intorno a questo nucleo c'è un elenco di funzioni che coprono il lavoro quotidiano di un ufficio tecnico, tipo la modifica dei dati dalla mappa con i form e i widget ereditati da QGIS, o il blocco della feature mentre qualcuno la sta editando (la funzione che rende possibile il lavoro a più mani sullo stesso layer), o i vincoli geografici e alfanumerici diversi per utente e per gruppo, quindi un tecnico comunale che può modificare solo il proprio ambito. Ancora, i filtri di campo per utente e per gruppo, arrivati con la 3.11. Ricerche con il generatore di query; le stampe costruite su layout Atlas.
Sul fronte dei dati si collega a SQLite e SpatiaLite, GeoPackage, Shapefile, layer virtuali, PostgreSQL e PostGIS, Oracle Spatial e SQL Server. Ci sono l'integrazione WPS, i metadati CSW e INSPIRE, e i moduli si installano come app Django riutilizzabili: caching, editing, file manager, openrouteservice, servizi OWS, qdjango, qplotly, qtimeseries, gestione utenti sono tutti disponibili.
Il modello di Processing portato sul web
Se dovessimo indicare la funzione che ci ha convinto di più, sarebbe questa. Il modulo QProcessing porta i modelli di QGIS Processing dentro il browser: costruite il modello in QGIS Model Designer, caricate il file con estensione model3, e lo associate a un progetto e a un utente. Girano tutti gli algoritmi di QGIS, dentro i limiti degli input gestiti.
Su quali versioni di QGIS gira
Il README del modulo server tiene una tabella che mappa le versioni supportate: la linea di sviluppo segue QGIS 3.44, la 3.11.x è la release stabile attuale, e la scala di fine supporto risale fino alla 3.0. In pratica chi installa oggi sceglie una versione e sa per quanto tempo riceverà correzioni, che è un'informazione rara nei progetti piccoli.
Fra i moduli recenti ci sono l'integrazione con la PDND, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati italiana, distribuita con licenza MIT, e un plugin di prova per Panoramax, il servizio di foto stradali georeferenziate e aperte. Sono due segnali di direzione. Uno dice che il progetto vuole stare dentro l'infrastruttura digitale pubblica italiana, l'altro che guarda alle immagini georeferenziate come strato di lavoro.
Chi paga i rilasci
La versione 3.11 è uscita il 2 luglio 2026 e contiene più cose di quante ne stiano in un elenco: compatibilità con QGIS 3.44 LTR, una ristrutturazione profonda del codice con meno file e compilazione più rapida, autenticazione a due fattori, supporto ai servizi ArcGIS MapServer, segnalibri di progetto, filtri di campo per utente e gruppo, miglioramenti al client, informazioni sulla relazione 1 a molti con relazioni a cascata, menu contestuale con il tasto destro, più grafici DataPlotly sovrapposti e nuove traduzioni.
I nomi di chi ha finanziato quel rilascio sono scritti nel changelog: LEA dalla Svizzera, il Consorzio della Bonifica Renana e ARPA Liguria. Ci sembra il modo giusto di raccontare un progetto di questo tipo. Il software è gratis perché qualcuno lo ha pagato, e sapere chi è quel qualcuno aiuta a capire dove il progetto andrà. Nel repository della documentazione ci sono traduttori per sette lingue.
Dove è in produzione
Le installazioni dichiarate coprono un arco di casi che leggiamo come un campione. L'area metropolitana di Bari, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, la Città metropolitana di Roma, i comuni di Trento e Palermo, il piano paesaggistico del Friuli Venezia Giulia. Un parco nazionale non ha gli stessi bisogni di una città metropolitana, e il fatto che lo stesso prodotto regga entrambi dice qualcosa sulla flessibilità della base.
Cosa ci portiamo via
La continuità fra desktop e web è la cosa da copiare, e in questo G3W-SUITE ha ragione da anni. Chi pubblica mappe lo fa bene quando il progetto QGIS smette di essere il file di partenza e diventa l'unica sorgente di verità: simboli, form, filtri e stampe. Il resto è ingegneria intorno a questa idea, e il modulo che porta i modelli di Processing nel browser è ingegneria fatta bene.
Se avete un ufficio tecnico e state ragionando sul sistema GIS da mettere in piedi, questo è uno dei pochi progetti italiani di quella fascia che regge un confronto internazionale. Se invece il tema è la lettura dei servizi WMS dentro QGIS, ne abbiamo scritto qui.
I link, in chiaro: il sito è g3wsuite.it, il codice sta su github.com/g3w-suite, il modulo server è g3w-admin, il client è g3w-client, l'installazione Docker è g3w-suite-docker e la documentazione è su g3w-suite.readthedocs.io. La chiamata aperta per gli altri progetti resta aperta.
Foto di copertina: Enrico Smeraldi su Pexels
