WMS in QGIS: Come Caricare, Interrogare e Navigare un Servizio di Mappe

URL, layer e sistema di riferimento: come aggiungere un WMS in QGIS, interrogarlo con lo strumento identifica e navigarlo con pan e zoom senza rallentare.

Redazione Zornade
4 min di lettura
Immagine di copertina per: WMS in QGIS: Come Caricare, Interrogare e Navigare un Servizio di Mappe

Un servizio WMS è una mappa servita da un server remoto, fatta di immagini georeferenziate che il server genera al volo. In QGIS si carica in un minuto, ma interrogarlo e navigarlo bene richiede qualche accortezza, perché un WMS non è un layer vettoriale: non scarichi geometrie, ricevi immagini, e ogni operazione è una richiesta al server. Ecco come si fa, e come si evitano i problemi classici.

Caricare il WMS: URL, layer e CRS

Dal gestore delle sorgenti dati si sceglie WMS e si crea una nuova connessione inserendo l'URL del servizio. La prima richiesta restituisce l'elenco dei layer disponibili: si selezionano quelli che servono, e ogni layer può avere stili diversi, a volte con un solo stile predefinito. Due controlli prima di confermare: il sistema di riferimento, che va scelto tra quelli offerti dal servizio, e il formato immagine. Se il server offre più formati, meglio un formato compresso per le basi fotografiche e uno senza perdita per le carte tecniche con testo fine.

Navigare: pan e zoom senza stressare il server

Pan e zoom su un WMS generano una nuova richiesta a ogni rilascio del mouse, e qui si gioca la differenza tra una sessione fluida e una lenta. Il trucco è la scala di visualizzazione: molti servizi hanno scale minime e massime oltre le quali rispondono con immagini vuote o degradate, quindi la prima cosa da fare è leggere le scale dichiarate dal servizio e rispettarle. Il secondo trucco è il rendering in background: QGIS può scaricare e disegnare i riquadri in parallelo, e con una connessione veloce conviene aumentare il numero di richieste parallele. Il terzo è la cache: quando si esporta o si stampa, disattivarla può servire per avere l'immagine fresca, ma per navigare va lasciata attiva.

Interrogare: lo strumento identifica

Il bello di un WMS è che sotto l'immagine ci sono dati, e si recuperano con lo strumento identifica, che manda al server una richiesta GetFeatureInfo nel punto cliccato. Il risultato dipende dal servizio: alcuni restituiscono attributi completi, altri solo un identificativo, altri niente perché il layer non è interrogabile. Se il clic non restituisce nulla, i controlli sono tre: il layer è interrogabile, la scala è dentro i limiti del servizio, e il sistema di riferimento della richiesta è tra quelli supportati. Con i servizi ben configurati, lo strumento identifica restituisce lo stesso risultato che si otterrebbe interrogando il dato originale.

I problemi classici e come si risolvono

Il primo è la mappa che non appare: quasi sempre è un URL sbagliato, un layer non selezionato o un CRS fuori dall'elenco supportato. Il secondo sono le immagini sfocate: si risolve scegliendo il formato giusto o ricaricando alla scala corretta. Il terzo è la lentezza: si risolve con la cache, le scale di visualizzazione e il numero giusto di richieste parallele. Il quarto è l'errore di interrogazione: layer non interrogabile o fuori scala. Un modo rapido per capire se il problema è tuo o del servizio è aprire l'URL GetCapabilities nel browser: se il server risponde, il servizio è vivo.

WMS e lavoro vero

Il limite da tenere presente: un WMS si vede e si interroga, ma non si modifica e non si analizza come un dato locale. Per analisi, misure ed editing serve il dato sorgente, in WFS o come download. Detto questo, per appoggiare una mappa di contesto sotto il proprio lavoro, il WMS resta lo strumento più rapido che c'è. Nel nostro lavoro i servizi remoti convivono con i dati locali: le particelle catastali di Zornade arrivano da un'API dedicata, che negli ultimi 30 giorni ha servito 59.564 richieste con una latenza media di 414 millisecondi. Il principio è lo stesso, sapere quando usare il servizio remoto e quando il dato locale.

Foto di copertina: Bibek ghosh su Pexels

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