BlenderGIS è un addon gratuito che porta i dati geografici dentro Blender, il software open source di modellazione e render 3D. Il suo uso più comune è trasformare un modello digitale del terreno, il DEM, in una superficie tridimensionale su cui applicare una mappa o un'ortofoto, e renderizzare il risultato. È il ponte tra due mondi che di solito non si parlano: la precisione geografica del GIS e la qualità visiva del 3D.
Cosa serve per iniziare
Servono tre cose: Blender installato, l'addon BlenderGIS attivato dalle preferenze, e un DEM del territorio che interessa, nel formato che l'addon legge. Per l'Italia i DEM gratuiti non mancano, dal modello nazionale a quelli regionali, e la scelta del DEM decide la qualità del terreno: una risoluzione di decine di metri va bene per viste regionali, pochi metri per viste locali. Più fine è la maglia, più pesante diventa la geometria, quindi la regola è scegliere la risoluzione minima che serve alla vista, non la massima disponibile.
Importare il terreno
Con l'addon attivo, il menu GIS compare nell'interfaccia, e da lì si importa il DEM. L'addon converte la griglia di quote in una maglia tridimensionale, con un controllo sull'esagerazione verticale: i terreni reali sono piatti rispetto alla loro estensione, e senza esagerazione il render non mostra i rilievi. I valori tipici partono da un'esagerazione di due o tre per i terreni montuosi e salgono per quelli dolci. Il DEM si porta dietro il sistema di riferimento, e l'addon lo usa per mantenere le proporzioni corrette tra le dimensioni orizzontali e le quote.
Le basemap sotto il terreno
Il secondo pezzo è la texture: il menu dell'addon permette di scaricare basemap georeferenziate, dalle immagini satellitari alla cartografia, e di applicarle alla superficie. La mappa arriva già proiettata nel sistema del DEM, quindi l'allineamento è automatico, e questo è il valore vero dell'addon: il lavoro di georeferenziazione che farebbe perdere ore è già fatto. Per viste grandi si può usare la cartografia classica; per viste ravvicinate le ortofoto, dove esistono, danno il realismo maggiore.
Il render e gli usi
Con terreno e texture pronti, si aggiungono luci e inquadratura e si renderizza. I risultati sono le viste tridimensionali che servono a raccontare un territorio: il profilo di una valle, l'esposizione di un versante, l'impatto visivo di un intervento. BlenderGIS non sostituisce il GIS: non fa analisi, non calcola bacini né pendenze, quelle restano in QGIS o nel GIS di fiducia. Fa la cosa che il GIS non sa fare bene, presentare il territorio in modo leggibile. È il motivo per cui il flusso di lavoro corretto è a due tempi: l'analisi nel GIS, la presentazione in Blender.
Da dove partire
La curva di apprendimento è ripida all'inizio, ma il percorso è breve: un DEM piccolo, una basemap, un render. Da lì si scala. Per chi lavora con il territorio italiano, la base dati di partenza può essere catastale: le mappe di Zornade coprono tutte le 85 milioni di particelle e danno il contesto esatto su cui appoggiare DEM e ortofoto, per visualizzazioni in cui il confine catastale conta quanto il rilievo.
