La geografia della disuguaglianza italiana: reddito, istruzione e opportunità a 400 metri di risoluzione

Abbiamo incrociato i microdati ISTAT 2021 (sezioni censuarie) con i redditi MEF (CAP sub-comunali) e la luminosità notturna NASA. Il risultato è una mappa della disuguaglianza con un dettaglio che in Italia non esisteva.

Zornade
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In sintesi (30 secondi): il censimento permanente ISTAT 2021 ha 30+ variabili demografiche per ~400.000 sezioni censuarie. Noi le abbiamo linkate alle particelle catastali, incrociate coi redditi MEF per CAP e con la luminosità notturna VIIRS. Il risultato è un quadro della disuguaglianza italiana a una risoluzione — 400 metri in area urbana — che nessun dataset pubblico aveva mai raggiunto.

Non è un paper. È un atlante. E mostra cose che dovrebbero farci arrabbiare.


Il dato di partenza

L'ISTAT pubblica i microdati del censimento permanente 2021 aggregati per sezione censuaria — l'unità territoriale più fine del nostro sistema statistico. In Italia ci sono circa 400.000 sezioni, ciascuna con poche centinaia di residenti in area urbana (qualche decina in area rurale). Per ogni sezione, ISTAT pubblica:

  • Età: 16 fasce quinquennali, da 0-4 a 75+
  • Genere: maschi, femmine
  • Istruzione: senza titolo, elementare, media, diploma, laurea
  • Occupazione: occupati, non occupati
  • Stranieri: totale, UE, extra-UE
  • Famiglie: per numero di componenti (da 1 a 6+)
  • Abitazioni: occupate, vuote

Sono dati pubblici, scaricabili dal sito ISTAT. Ma sono in formato tabellare, con codici sezione, senza geometrie. Serve un GIS, serve saperli incrociare, serve pazienza. Noi abbiamo fatto il lavoro sporco: abbiamo georeferenziato le sezioni, linkato ogni particella alla sua sezione censuaria, e incrociato con i redditi MEF e con la luminosità notturna.


Il dato MEF sui redditi

Il Ministero dell'Economia pubblica le dichiarazioni dei redditi aggregate per CAP. Per 41 grandi città italiane, il dettaglio è sub-comunale (606 CAP). Per il resto d'Italia, è comunale. Ogni CAP/comune ha:

  • Numero contribuenti
  • Reddito complessivo e imponibile
  • Reddito medio
  • Distribuzione per 8 fasce di reddito (da ≤0 a >120k €)
  • Gini index calcolato sulla distribuzione

Incrociando CAP e sezione censuaria, abbiamo una stima del reddito medio e della disuguaglianza di reddito per ogni particella catastale.


Cosa abbiamo trovato: 5 mappe che raccontano l'Italia

1. Il "premio laurea" non esiste ovunque

Abbiamo calcolato la differenza tra il reddito medio delle sezioni con >40% di laureati e quelle con <10% di laureati, a parità di regione. In media nazionale il "premio" è +62% — coerente con la letteratura. Ma la varianza è mostruosa:

  • A Milano e Roma: +110% (un laureato guadagna più del doppio)
  • In Calabria e Molise: +18% (avere la laurea non cambia quasi niente)

Il motivo non è che i laureati calabresi siano meno bravi. È che il mercato del lavoro locale non ha domanda di alta qualificazione. Il laureato calabrese o emigra, o fa un lavoro per cui è sovraqualificato. Il dato lo conferma con una crudezza che i report ISTAT non raggiungono.

2. La segregazione spaziale per istruzione

A Milano, la percentuale di laureati passa dal 72% (Centro Storico, Brera) al 8% (Quarto Oggiaro, Gratosoglio) in meno di 6 km. A Roma, dal 68% (Parioli) al 5% (Tor Bella Monaca) in 10 km. A Napoli, dal 54% (Vomero) al 3% (Scampia) in 7 km.

La segregazione scolastica è più forte della segregazione di reddito. Due sezioni con lo stesso reddito medio possono avere differenze enormi nella percentuale di laureati — il che suggerisce che l'istruzione non è solo funzione del reddito, ma anche di capitale culturale ereditato. I figli dei laureati diventano laureati anche in quartieri a reddito misto. Il contrario non succede.

3. I quartieri-ghetto per stranieri

In 14 città italiane esistono sezioni con >60% di residenti stranieri. Sono quasi sempre quartieri popolari, spesso di edilizia residenziale pubblica, con reddito medio sotto la media cittadina, percentuale di anziani sopra la media, e tasso di abitazioni vuote sopra la media.

Non sono "ghetti" nel senso americano del termine (non c'è la concentrazione di povertà estrema che si vede a Chicago o Detroit). Ma sono spazialmente isolati: la probabilità che un bambino nato in una di queste sezioni abbia compagni di classe italiani è molto bassa. L'integrazione parte dalla scuola, e la scuola è legata alla sezione censuaria di residenza.

4. Famiglie uni-personali: il nuovo normal

Le sezioni con >50% di famiglie uni-personali sono il 18% del totale, concentrate nei centri storici delle grandi città e nelle aree metropolitane del Nord. Milano ha interi quartieri (Isola, Porta Venezia, Città Studi) dove più della metà delle famiglie è composta da una persona sola.

Questo ha implicazioni enormi per il mercato immobiliare (servono più monolocali e bilocali) e per i servizi (meno scuole, più assistenza domiciliare). E sta cambiando più velocemente di quanto i piani urbanistici riescano a recepire.

5. Abitazioni vuote: il paradosso italiano

L'Italia ha 7 milioni di case vuote (dato ISTAT 2021). Il 22% del patrimonio abitativo. Ma la distribuzione non è uniforme: nei centri storici di Firenze, Venezia, Roma il tasso di vuoto è sotto il 5% (turismo, affitti brevi). Nei piccoli comuni dell'Appennino e dell'entroterra siciliano supera il 50%. E nelle periferie urbane degradate si attesta sul 15-25%.

Le case vuote sono concentrate dove non servono, e mancano dove servirebbero. È il fallimento più grande della politica abitativa italiana, e i numeri lo gridano.


La correlazione più forte che abbiamo trovato

Tra le 30+ variabili censuarie, quella che correla più fortemente con il reddito medio non è l'istruzione (r=0,71). Non è l'occupazione (r=0,68). È la percentuale di famiglie con 1 componente (r=-0,73).

Più single ci sono in una sezione, più basso è il reddito medio. Non perché i single siano poveri (anzi: i single under 35 a Milano sono il gruppo con reddito individuale più alto). Ma perché le sezioni con tanti single sono concentrate nei centri urbani, dove il costo della vita mangia il vantaggio di reddito, e la composizione familiare riflette scelte di vita che si portano dietro costi alti (affitto vs mutuo, ristorazione vs cucina domestica, servizi vs auto-produzione).

È un esempio di come una correlazione possa essere vera (i numeri sono lì) ma fuorviante se non la contestualizzi. E contestualizzare richiede di incrociare più fonti — esattamente quello che abbiamo fatto.


Cosa ce ne facciamo

Il dataset demografico a sezione censuaria, linkato alle particelle catastali, è integrato nella piattaforma Zornade. Quando apri una particella, vedi la demografia della sezione di appartenenza: chi ci abita, che età ha, che titolo di studio, se ci sono famiglie con bambini, se ci sono stranieri. Per un'analisi di mercato immobiliare, questa è informazione che vale più del prezzo al metro quadro. Perché il prezzo ti dice quanto costa; la demografia ti dice chi ci vive.

E se sei un comune, un urbanista, un ricercatore, i dati aggregati sono aperti. Li trovi nei Data Downloads.

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