Dati Geospaziali di Rischio per le Assicurazioni: Cosa Rivelano le Particelle Catastali del nostro Paese

Analisi su 85 milioni di particelle catastali italiane: 1 su 9 ad alto rischio alluvione ha ANCHE alto rischio frana. Dati reali per underwriting geospaziale e polizze corrette per il rischio.

Redazione Zornade
8 min di lettura
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Abbiamo interrogato direttamente il nostro database di produzione (85.017.557 particelle catastali italiane, arricchite con dati di rischio ISPRA ed EGMS/INGV) per rispondere a una domanda concreta: quanto è davvero rischioso il territorio italiano, particella per particella? E le compagnie assicurative stanno guardando i numeri giusti quando calcolano un premio?

La risposta breve: no, non sempre. Il dato che ci ha sorpreso di più è che 1 particella su 9 ad alto rischio alluvione ha ANCHE un alto rischio frana, un incrocio che molti modelli di tariffazione trattano ancora come due rischi indipendenti.

Grafico a barre orizzontali che mostra la quota percentuale di particelle catastali italiane per classe di rischio: rischio alluvione elevato 6,49% (5.517.157 particelle), rischio frana elevato/molto elevato 11,07% (9.407.392 particelle), rischio combinato alluvione+frana 0,70% (594.864 particelle), rischio subsidenza alto/molto alto 0,37% (314.179 particelle)

Perché l'underwriting assicurativo ha bisogno di dati a livello di particella

La maggior parte dei modelli di tariffazione assicurativa in Italia ragiona ancora per comune, o quando va bene per CAP. È comprensibile: i dati a grana più fine sono stati per anni difficili da reperire in modo strutturato. Ma nasconde variazioni enormi dentro lo stesso comune.

Un esempio concreto dal nostro dataset: a Genova alcune particelle nel centro storico ricadono in zona P3 (frana elevata), mentre altre a poche centinaia di metri di distanza, sulla collina consolidata, sono in zona P1 (moderata). Un premio calcolato "per comune" sovrastima il rischio per la maggioranza degli assicurati e lo sottostima pesantemente per la minoranza che vive davvero nella zona pericolosa. Il risultato è una tariffazione che perde clienti buoni senza compensare abbastanza il rischio reale.

I dati che alimentano il nostro database sono pubblici e ufficiali: le mappe di pericolosità idraulica e frane dell'ISPRA (Piani di Assetto Idrogeologico, aggiornamento 2024), incrociate con i dati di deformazione del suolo del programma satellitare europeo EGMS elaborati insieme all'INGV. Non abbiamo inventato nulla. Abbiamo solo reso interrogabile, particella per particella, ciò che prima esisteva solo come mappa da consultare a occhio.

Il rischio combinato: il problema che la tariffazione "a silos" non vede

Qui c'è un altro problema, forse ancora più concreto per chi si occupa di tariffazione. Molti motori di sottoscrizione assicurativa calcolano un fattore per il rischio alluvione e uno separato per il rischio frana, poi li combinano con un semplice prodotto o una somma pesata: un'assunzione implicita di indipendenza statistica tra i due fenomeni.

I nostri dati dicono che quell'assunzione è sbagliata più spesso di quanto si pensi:

Grafico a tre barre verticali: 4.922.293 particelle hanno solo rischio alluvione elevato, 8.812.528 hanno solo rischio frana elevato/molto elevato, mentre 594.864 particelle hanno ENTRAMBI i rischi combinati, il 10,8% di tutte le particelle ad alto rischio alluvione

Non è una sorpresa geologica. I versanti instabili spesso convogliano acqua verso i fondovalle, e le stesse conformazioni idrogeologiche che generano rischio alluvionale (bacini stretti, pendenze elevate, suoli poco permeabili) sono anche quelle che favoriscono i movimenti franosi. Ma è una correlazione che un modello di tariffazione "a silos" (che tratta i due rischi come indipendenti) sistematicamente non cattura. Il risultato: l'esposizione reale viene sottostimata su quasi 600.000 particelle catastali.

Per un portafoglio con migliaia di polizze concentrate in una zona collinare o appenninica, questo tipo di correlazione nascosta può tradursi in un accumulo di rischio molto più concentrato di quanto i modelli aggregati suggeriscano.

Subsidenza: il rischio silenzioso (e dove si concentra davvero)

Il rischio da subsidenza, l'abbassamento lento e progressivo del suolo, è quello meno noto al grande pubblico. Ma è potenzialmente il più costoso nel lungo periodo per un assicuratore, perché agisce sulle fondamenta degli edifici in modo continuo, non episodico come un'alluvione.

Isolando solo le particelle in classe "molto alto" rischio (la fascia più severa della classificazione EGMS/INGV), la geografia del fenomeno è netta. E non è quella che ci si aspetterebbe:

Grafico a barre orizzontali dei 10 comuni italiani con più particelle catastali in classe di rischio subsidenza

Il podio è occupato interamente dall'area dei Campi Flegrei (Pozzuoli, Bacoli, Napoli): la caldera vulcanica interessata da anni dal fenomeno del bradisismo, con sollevamenti e abbassamenti del suolo che nelle fasi più intense hanno superato i 10 mm/anno. È un caso limite ma reale. Qui il rischio non è "se" il suolo si muoverà, ma quanto velocemente e con quali conseguenze sulle strutture esistenti.

Subito dietro, un pattern completamente diverso. Sala Bolognese, Anzola dell'Emilia, San Giovanni in Persiceto sono tutti comuni della Pianura Padana bolognese, dove la subsidenza è legata a un fenomeno più lento e diffuso: l'estrazione di acque sotterranee e la compattazione dei sedimenti alluvionali. Un tema che riguarda decine di comuni tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con dinamiche molto meno concentrate ma su superfici molto più ampie.

Sono due fenomeni fisicamente diversi, vulcanico contro idrogeologico-antropico, che richiedono due letture di rischio completamente diverse. Un'altra cosa che una classificazione "a semaforo" generica rischia di appiattire.

Come funziona in pratica: dalla mappa ISPRA al premio

Il modo in cui questi dati diventano operativi per un assicuratore (o per chi sviluppa il motore di tariffazione per suo conto) segue un percorso lineare:

Diagramma di flusso a 4 riquadri collegati da frecce: Fonti pubbliche ISPRA (IFFI, PAI) ed EGMS/INGV, poi Zornade parcel_risk con 85M+ particelle, poi API v2 con include=risk e subsidence per coordinate o particella, infine Motore di underwriting con premio corretto per il rischio

In pratica, una singola chiamata all'API Zornade con include=risk,subsidence restituisce per una particella (o per un punto GPS geocodificato) tutti i campi rilevanti in un'unica risposta strutturata:

  • risk.flood_level: livello di rischio alluvione ISPRA (HPH/MPH/LPH)
  • risk.landslide_level: livello di rischio frana ISPRA (P1P4, AA)
  • risk.seismic_zone e risk.pga: zona sismica INGV e accelerazione di picco al suolo
  • subsidence.velocity_mm_year: velocità di subsidenza EGMS in mm/anno
  • subsidence.risk_class e subsidence.risk_label: classificazione sintetica del rischio

Per un motore di sottoscrizione assicurativa questo significa poter incorporare il rischio geospaziale come un fattore di tariffazione puntuale (per indirizzo o per particella), invece di una media comunale che appiattisce esattamente le differenze che contano di più.

Perché "costruirlo in casa" richiede più di quanto sembri

Replicare questo tipo di arricchimento internamente significa gestire almeno tre problemi non banali: tenere aggiornati i dataset ISPRA (che vengono revisionati periodicamente dalle Autorità di Bacino), gestire la corrispondenza geometrica tra migliaia di poligoni di pericolosità e milioni di particelle catastali (con tutte le eccezioni ai bordi), e mantenere una pipeline di aggiornamento per i dati EGMS che vengono pubblicati in nuove release ogni 6-12 mesi. È lavoro reale di ingegneria dei dati, non solo un join spaziale una tantum.

Il dilemma tra costruire questa infrastruttura in casa o affidarla a chi l'ha già fatta è qualcosa che affrontiamo spesso con chi ci contatta: abbiamo scritto una guida dedicata al confronto tra sviluppo su misura e soluzioni SaaS per dati catastali che affronta esattamente questo compromesso.

Domande frequenti

I dati usati in questo articolo sono aggiornati? Le classificazioni di rischio alluvione e frana derivano dai Piani di Assetto Idrogeologico ISPRA (aggiornamento 2024); i dati di subsidenza dal programma EGMS (European Ground Motion Service) elaborati con INGV. Il nostro database viene aggiornato ad ogni nuova release ufficiale dei due enti.

Cosa significa "rischio combinato" alluvione+frana nella pratica? Significa che una particella ricade contemporaneamente in una zona di pericolosità alluvionale elevata (HPH) e in una zona di pericolosità frana elevata o molto elevata (P3/P4). Sono 594.864 particelle in Italia: un numero che un modello che tratta i due rischi come statisticamente indipendenti tende a sottostimare come categoria a sé.

Perché Pozzuoli, Bacoli e Napoli dominano la classifica della subsidenza estrema? Per il fenomeno del bradisismo flegreo, il sollevamento e abbassamento ciclico del suolo causato dall'attività della caldera vulcanica dei Campi Flegrei. Un fenomeno monitorato da decenni con osservazioni GPS e InSAR, distinto e più intenso rispetto alla subsidenza da estrazione idrica della Pianura Padana.

Questi dati sostituiscono una perizia tecnica o una valutazione assicurativa professionale? No. Sono un dato di primo livello per la profilazione del rischio su larga scala: screening, tariffazione di massa, monitoraggio portafoglio. Non sostituiscono una perizia in loco per singole pratiche ad alto valore o contenziose.

Posso ottenere questi dati per un solo indirizzo, senza integrare un'intera API? Sì, tramite la ricerca diretta su app.zornade.com è possibile consultare il profilo di rischio di una singola particella gratuitamente, senza integrazione tecnica.

Quanto costa integrare questi dati in un motore di underwriting esistente? Dipende dalla scala (poche chiamate puntuali vs. arricchimento massivo di un intero portafoglio) e dal livello di integrazione richiesto. Per un progetto di integrazione su misura, la pagina sviluppo backend GIS enterprise descrive il nostro processo e i casi di studio reali già realizzati.

Questi dati coprono anche le zone rurali o solo i centri urbani? Copertura nazionale completa su tutte le 85M+ particelle catastali italiane, zone rurali incluse. A differenza di molte fonti commerciali, che si concentrano solo sui centri urbani ad alta densità.


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Ultimo aggiornamento: luglio 2026, Redazione Zornade. Numeri verificati tramite query dirette sul database di produzione (85.017.557 particelle) il 23/07/2026.

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