Allerta incendi via satellite sulle tue proprietà: come l'abbiamo costruita

Abbiamo lanciato su Zornade un sistema gratuito che controlla ogni 6 ore gli hotspot satellitari NASA su tutta Italia e avvisa via mail chi ha una particella catastale salvata nelle vicinanze. Il problema vero non era ingerire i dati: era che una fetta consistente di quei 'incendi' non lo sono affatto. Ecco come li abbiamo filtrati, con i numeri della validazione.

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Team Zornade
12 min di lettura
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Allerta incendi via satellite sulle tue proprietà

Da qualche settimana, chi ha particelle catastali salvate su Zornade riceve una mail se un satellite NASA rileva un focolaio entro 5 km da una di quelle particelle. Il servizio è gratuito, non richiede configurazione (è attivo di default, disattivabile dal profilo) e gira su un'infrastruttura che ingerisce dati satellitari su tutta Italia ogni 6 ore, 24 ore su 24.

Il problema che ha richiesto lavoro vero non è stato "prendere i dati satellitari": è un'API pubblica, ci mette un pomeriggio chiunque. Il problema è stato che, presi grezzi, quei dati mentono su cosa sia davvero un incendio. Questo articolo spiega cosa c'è sotto, con i numeri della validazione che abbiamo fatto prima di fidarcene in produzione.

Hotspot satellitari rilevati su tutta Italia, ultime 24 ore

Il contesto: perché serve

I numeri della stagione 2025 (fonte Legambiente, dossier "Italia in fumo") danno la scala del problema: nei primi sette mesi dell'anno sono andati a fuoco 30.988 ettari di territorio italiano, l'equivalente di 43.400 campi da calcio, con una media di 3,3 incendi al giorno e una superficie media di 47,5 ettari a episodio. ISPRA, sugli stessi dati EFFIS di Copernicus, parla di circa 1.600 grandi incendi boschivi per quasi 890 km² totali nella stessa stagione.

Gli strumenti istituzionali che seguono questi eventi (il Catasto Incendi Boschivi tenuto dai Comuni, per esempio) sono archivi a posteriori: registrano un'area come "percorsa dal fuoco" mesi dopo, per vincoli urbanistici e agricoli, non per avvisare chi possiede quel terreno mentre l'incendio è ancora in corso. Dall'altra parte ci sono i dati satellitari NASA FIRMS, aggiornati ogni poche ore, gratuiti e aperti a chiunque, ma pensati per essere consultati su una mappa globale, non per notificare un singolo proprietario che ha tre particelle in Calabria. È il buco che questo sistema colma: prende un flusso pubblico, lo rende affidabile, e lo trasforma in una mail mirata a chi ha un interesse concreto su quel preciso pezzo di terra.

Cosa fare se un incendio minaccia il tuo terreno o la tua casa

Ricevere un'allerta non significa che il fuoco sia sulla tua proprietà: il raggio di rilevamento è di 5 km, quindi nella maggior parte dei casi l'incendio è visibile da lontano ma non imminente. La prima regola è verificare, non allarmarsi. Alcune indicazioni pratiche, valide indipendentemente dal fatto che l'allerta arrivi da un'email, da un vicino o da un post sui social:

  • Non tentare mai di spegnere da solo un incendio di vegetazione esteso: un fronte del fuoco spinto dal vento può cambiare direzione in pochi minuti. Allontanati in direzione sopravento (da dove soffia il vento verso il fuoco, mai il percorso opposto) e, se il fuoco è a valle, non salire mai verso l'alto per aggirarlo.
  • Se il fuoco minaccia persone, animali o strutture, chiama subito il 115 (Vigili del Fuoco) o il 112 (Numero Unico Emergenze), fornendo indirizzo, comune e, se li hai a portata di mano, i riferimenti catastali (foglio/particella) per aiutare i soccorritori a localizzare il punto esatto.
  • Tieni sgombri i passi carrai e le strade di accesso al terreno: sono spesso l'unico modo per far arrivare un'autobotte, e un cancello chiuso o un'auto parcheggiata male possono costare minuti preziosi.
  • Verifica le ordinanze della tua Regione sul divieto di abbruciamento: quasi tutte le Regioni italiane vietano di accendere fuochi o bruciare residui vegetali nei boschi e nelle fasce limitrofe durante il "periodo di grave pericolosità" per gli incendi boschivi (tipicamente da giugno a settembre, con date esatte che cambiano ogni anno regione per regione).
  • Se sei lontano dal terreno e non puoi verificare di persona, l'email di allerta riporta comunque data, ora e distanza esatta del rilevamento rispetto alla particella: è già più di quanto offra qualsiasi bollettino nazionale generico.

Questo sistema è un complemento ai canali ufficiali, non li sostituisce: in caso di incendio reale, l'autorità che può dichiarare un'emergenza o disporre un'evacuazione resta sempre la Protezione Civile locale o i Vigili del Fuoco, non una notifica via email.

Come consultare tu stesso i dati satellitari, senza aspettare la mail

I dati che usiamo sono pubblici: chiunque può guardarli direttamente, anche senza avere particelle salvate su Zornade.

  • Mappa NASA FIRMS: la fonte primaria, aggiornata più volte al giorno, con gli hotspot di tutto il mondo filtrabili per intervallo di tempo e satellite.
  • Visualizzatore EFFIS (Copernicus, Commissione Europea): perimetri di incendio confermati e stimati in ettari, pubblicati con un ritardo maggiore rispetto ai singoli hotspot satellitari ma molto più affidabili per capire l'estensione reale di un evento già in corso da alcune ore.

Tieni presente che entrambe le fonti mostrano il dato grezzo, senza il filtro anti falsi positivi descritto più sotto: un punto sulla mappa FIRMS può benissimo essere una ciminiera industriale, non un incendio boschivo.

L'infrastruttura: cosa gira sotto

Ogni 6 ore una funzione (firms-fire-check, schedulata via pg_cron) interroga l'API di NASA FIRMS per il prodotto VIIRS NOAA-20 Near Real-Time: risoluzione 375 m, latenza dichiarata di circa 3 ore dall'osservazione satellitare, bbox fisso su tutta Italia isole comprese. Ogni hotspot rilevato finisce in un archivio permanente su Postgres/PostGIS (nessuna cancellazione, nessun pruning): al 6 luglio 2026 conta 30.373 rilevazioni accumulate dal 4 luglio 2025 (un anno esatto di storico), di cui 688 negli ultimi 30 giorni.

Da lì parte una query spaziale: ogni hotspot entro 5 km da una particella salvata, con confidence "nominal" o "high" (scartiamo "low" alla fonte - circa il 9% delle rilevazioni totali) e non ricadente su suolo industriale o estrattivo secondo CORINE Land Cover (classi 121 e 131, capannoni e cave), genera una riga in parcel_fire_alert. Da lì una seconda funzione invia la mail, in modo che l'intera catena (rilevazione satellitare → match spaziale → notifica) resti sotto le 6 ore end-to-end. Ad oggi (6 luglio 2026) sono stati inviati 180 alert dal lancio del servizio, su una base di 273 particelle attualmente monitorate: un volume ancora piccolo, coerente con un servizio appena lanciato, che permette anche a noi di verificare a campione la qualità di ogni singola notifica invece di doverci fidare ciecamente della scala.

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Fin qui è infrastruttura onesta ma non particolarmente interessante. Il punto vero comincia quando si guardano i dati grezzi da vicino.

Il problema: un incendio su venticinque non è un incendio

Il prodotto VIIRS segnala una "anomalia termica", non un incendio. Qualunque cosa emetta abbastanza calore infrarosso finisce nel dataset: una torcia di raffineria, una ciminiera industriale, una cava con impianti di lavorazione a caldo. Alcune di queste sorgenti restano calde per mesi, generando rilevazioni ricorrenti sulle stesse identiche coordinate. Senza un filtro, un utente con una particella vicino a un polo industriale riceverebbe una mail di allerta incendio ogni settimana, per anni, per la stessa ciminiera. È il modo più rapido per rendere inutile una notifica: se arriva sempre, smette di significare qualcosa.

Il filtro CORINE (esclusione di suolo industriale/estrattivo) intercetta una parte del problema, ma non tutto: un impianto può trovarsi in un'area non classificata come industriale nel land cover, o il poligono CORINE può essere impreciso ai bordi. Serviva un secondo filtro, basato sul comportamento dei dati stessi, non sulla mappa d'uso del suolo.

Il filtro spazio-temporale

Abbiamo applicato un clustering spaziale (DBSCAN, raggio 500 m, minimo 3 punti, su proiezione EPSG:3035) a tutto lo storico delle rilevazioni, poi selezionato i cluster che si comportano come una sorgente fissa: rilevati in almeno 5 date non contigue, su un arco di almeno 60 giorni, senza mai più di 3 giorni consecutivi di attività ininterrotta (un vero incendio boschivo brucia per giorni di fila poi si esaurisce; una ciminiera è calda un giorno sì e uno no, per mesi). Su un anno di dati italiani, questo isola 74 sorgenti persistenti, responsabili di 1.255 rilevazioni (il 4,2% del totale).

Il rischio evidente di un filtro così è il falso negativo: un incendio boschivo vero che, per sfortuna geografica o temporale, assomiglia a una sorgente persistente e viene silenziato. Prima di fidarci in produzione, l'abbiamo validato contro un dataset indipendente: i perimetri ufficiali degli incendi EFFIS (Copernicus, lo stesso servizio citato da ISPRA). Il filtro raggiunge un recall del 70,7% sugli incendi confermati EFFIS (79,3% se si guardano solo gli incendi sopra i 10 ettari, quelli che contano davvero per un allarme), con 3 cluster su 74 (circa il 4%) risultati falsi positivi da correggere.

Il secondo livello: la classificazione del sensore stesso

Il prodotto VIIRS, nella sua versione "Standard Processing" (pubblicata da NASA con qualche mese di ritardo rispetto al near-real-time), include un campo che il near-real-time non ha: una classificazione della sorgente termica fatta dal sensore stesso, con quattro valori possibili (vegetazione, vulcano attivo, altra sorgente statica, offshore). È un secondo segnale indipendente dal comportamento spazio-temporale: non "si comporta come una sorgente fissa" ma "il sensore stesso dice che probabilmente non è vegetazione che brucia".

Incrociando questo campo con il filtro spazio-temporale (un cluster con almeno 3 punti classificati dal sensore e maggioranza "sorgente statica non vegetazionale" viene confermato come falso positivo; se la maggioranza è "vegetazione", il cluster torna visibile), il numero di sorgenti persistenti scende da 74 a 21, e la quota di rilevazioni escluse dal 4,2% a poco meno del 2,5%. Concretamente: quattro sorgenti che il filtro spazio-temporale aveva marcato come "industriali" erano in realtà zone di vegetazione che bruciano ricorrentemente (tra queste, aree nei pressi di Praia a Mare e Sangineto, in provincia di Cosenza) — con il secondo livello tornano visibili come allerte reali. Un vero sito industriale come quello di Priolo Gargallo (Siracusa), invece, resta correttamente escluso: 37 rilevazioni su 37 classificate dal sensore come sorgente non vegetazionale.

Sorgenti persistenti Rilevazioni escluse
Solo filtro spazio-temporale 74 1.255 (4,2%)
+ classificazione del sensore (dato live, 6 luglio 2026) 21 755 (2,49%)

Questi due numeri sono live, letti direttamente dall'archivio in produzione al momento della stesura: cambiano ogni notte, perché il secondo livello dipende da un dato che NASA pubblica con mesi di ritardo rispetto al near-real-time. Una funzione dedicata (firms-sp-refresh, schedulata ogni notte) controlla se sono usciti nuovi dati e, se sì, li integra e ricalcola i cluster automaticamente - quindi il numero di sorgenti escluse non è mai "in tempo reale" ma si aggiorna retroattivamente, appena i dati diventano disponibili.

I limiti, dichiarati

Nessuno strumento di questo tipo è perfetto, e vale la pena dirlo esplicitamente invece di lasciarlo intuire:

  • La latenza NRT è di ~3 ore, non istantanea. Un incendio appena partito non genera una mail nello stesso minuto.
  • Il secondo livello di filtro (classificazione del sensore) non copre tutto: si attiva solo per i cluster che hanno accumulato almeno 3 rilevazioni nel prodotto Standard Processing, quindi una sorgente molto recente resta gestita dal solo filtro spazio-temporale.
  • Un incendio molto piccolo o molto rapido può non generare un hotspot rilevabile: la risoluzione VIIRS è 375 m, non ogni focolaio raggiunge la soglia termica del sensore.
  • La soglia di 5 km è fissa: non distingue tra un incendio che si sta avvicinando e uno che si sta allontanando dalla particella.

Domande frequenti

Ricevo un'allerta: significa che il fuoco è sulla mia proprietà?

No. Il raggio di rilevamento è di 5 km dalla particella salvata: nella maggior parte dei casi l'hotspot è visibile ma non necessariamente vicino o pericoloso. L'email riporta la distanza esatta in metri, oltre a data e ora del rilevamento: usala per valutare quanto la cosa ti riguardi da vicino.

Cosa devo fare se ricevo un'allerta?

Vedi la sezione "Cosa fare se un incendio minaccia il tuo terreno o la tua casa" più sopra. In sintesi: non intervenire mai da solo su un incendio esteso, verifica la distanza reale, e se il fuoco minaccia persone o strutture chiama il 115 o il 112.

Quanto è affidabile una singola rilevazione satellitare?

Il campo "confidence" del sensore VIIRS ha tre valori: low (scartato alla fonte, circa il 9% delle rilevazioni totali), nominal e high. Notifichiamo solo nominal e high. La FRP (Fire Radiative Power, misurata in MW) indica l'intensità termica: valori più alti corrispondono tipicamente a incendi più estesi o attivi, ma anche una FRP bassa può indicare un focolaio appena iniziato.

Perché a volte non ricevo nessuna allerta anche se sento parlare di incendi nella mia zona?

Diverse ragioni possibili: la particella potrebbe essere a più di 5 km dal focolaio, la latenza NRT è di circa 3 ore quindi un'allerta molto recente potrebbe non essere ancora arrivata, oppure - più raramente - l'hotspot potrebbe essere stato escluso perché il filtro l'ha classificato come una sorgente persistente non vegetazionale (vedi sopra: succede a circa il 2,5% delle rilevazioni totali).

Questo servizio sostituisce i canali ufficiali (115, Protezione Civile)?

No, li integra. In caso di emergenza reale la fonte con autorità per dichiarare uno stato di emergenza o disporre un'evacuazione resta sempre la Protezione Civile locale o i Vigili del Fuoco.

Posso disattivare le notifiche?

Sì, dal tuo profilo puoi disattivare le allerte incendio in qualsiasi momento, senza perdere le particelle salvate.

Il servizio copre tutta Italia?

Sì, il bbox di ingestione copre l'intero territorio nazionale isole comprese (lon 6-19, lat 35-48); non è limitato a specifiche regioni o province.

Un ultimo chiarimento

Il filtro anti falsi positivi descritto in questo articolo è validato contro un dataset indipendente (EFFIS/Copernicus) e viene ricontrollato ogni volta che arrivano nuovi dati NASA Standard Processing; i numeri riportati qui sono aggiornati al 6 luglio 2026 e cambieranno nel tempo. Se hai particelle salvate, l'allerta è già attiva. Se vuoi disattivarla, c'è un interruttore nel tuo profilo.

Email di allerta con le particelle interessate, distanza e affidabilità dell'hotspot

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